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Somma Vesuviana, la Festa delle Lucerne è cambiata. «Un tempo le fanciulle…»

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Somma Vesuviana, la Festa delle Lucerne è cambiata. «Un tempo le fanciulle…»

In un articolo del Mattino del 1961 si ritrova una festa più semplice e lineare, che serviva anche alle fanciulle per conoscere i futuri fidanzati…sotto l’occhio vigile delle famiglie.

Buona la prima! La Festa delle Lucerne si è riproposta, dopo quattro anni, suscitando polemiche, discussioni, commenti e anche ammirazione. Per la prima volta l’amministrazione comunale ha imposto il divieto assoluto di vendita non autorizzata e ha cercato di regolamentare gli accessi. Il sindaco Salvatore Di Sarno è stato determinato. Ha dimostrato coraggio ed ha portato avanti con coerenza le scelte. Quasi tutto ha funzionato bene. Da rivedere il piano di sicurezza, ma circa 50 mila persone, che nei tre giorni di festa hanno affollato il Casamale, avrebbero creato problemi anche ad un’amministrazione consolidata ed esperta. Si è imposto un cambiamento, ampiamente desiderato e richiesto e le premesse sono ottime per il futuro. Dal punto di vista culturale, però, l’edizione 2018 della Festa ha suscitato qualche perplessità. Pochi e confusi i dibattiti e gli approfondimenti che ci sono stati su questo evento.  Un elemento, però, è servito a chiarire meglio il significato ed il valore di questa tradizione. Sul numero monografico di Summae Civitas è riportato un articolo a firma di Domenico Auriemma pubblicato sul quotidiano nazionale “Il Mattino” il 5/8/1961 in occasione della penultima edizione della Festa delle Lucerne prima che l’Arci la riproponesse nel 1978.

L’articolo recita testualmente “…Al calar della sera come per incanto i caratteristici vicoli si illuminano di centinaia di tremule fiammelle: sono le lucerne ad olio che le vecchie di ogni vicolo hanno preparato con tanta cura. Poi si odono canti nenie tradizionali che ancor oggi si tramandano da padre in figlio ed improvvisamente vengono avanti in quest’atmosfera che ha veramente del fiabesco, le più belle fanciulle del vicolo ‘ dalla pelle ambrata e dagli occhi neri’ che indossano il caratteristico costume locale dal corpetto di velluto senza maniche sotto il quale portano una candita camicetta con maniche a ribuffo ed un gonna stretta alla cintura, ma larga fino ai piedi. Queste fanciulle in maggior parte contadine sotto lo sguardo vigile di padri e languidi degli innamorati prendono posto all’imbocco di vicoli ed al suono di agresti strumenti musicali cantano e danzano fino a notte alta..”

Non c’è nessuna ragione di dubitare che quanto descritto dal giornalista sia vero. Come si può facilmente dedurre leggendo l’articolo del Il Mattino del 1961, la Festa delle Lucerne era più semplice e lineare di quella concepita oggi. Sembra quasi che lo scopo primario della Festa fosse quello di dare alle giovani donne la possibilità di presentarsi ai pretendenti o ai futuri sposi, in uno scenario magico con simboli arcaici, carichi di mistero.   Diversi antropologi definirebbero questo evento come un rito propiziatorio o di ringraziamento per il raccolto, legato alla fertilità, come ce ne sono tanti nel mese di agosto. In pratica si tratterebbe di un rito introflesso, funzionale ed interno ad una piccola comunità che manifestava soprattutto le esigenze di esprimersi, perpetuarsi e conservarsi senza il bisogno di mostrarsi agli occhi di turisti e visitatori. Le cronache però riportano che anche allora molta gente affollava la festa arrivando dai centri vicini. Una tradizione simile ancora vive a San Paolo dei Marsi ed in altre zone d’Italia. L’Arci riprese in mano la Festa nel 1978 e cambiò totalmente registro.  Infatti 8 anni dopo l’ultima edizione del 1970, delle donne che cantano ballano e si propongono ai fidanzati non c’è più traccia. La Festa diventa rito estroflesso e viene concepita come devozione ai morti, con silenzio e contemplazione e con simboli magici che richiamano all’età arcaica. Che cosa è successo in un lasso di tempo così breve, per trasformare completamente il significato della Festa? Probabilmente la forza mediatica dell’ARCI , la presenza massiccia di antropologi di fama mondiale e la dimensione nazionale dell’Associazione hanno forzato i contenuti di questa manifestazione riscrivendola e cambiandone i connotati. Gli studiosi che l’hanno analizzata, infatti, si sono preoccupati di andare a rileggere i trattati di filosofia antropologica e si sono impegnati in uno sforzo creativo, traendone fantasiose interpretazioni. Stupisce però che nessuno si sia premurato di andare a consultare gli annali de Il Mattino. L’azione dell’Arci è stata quindi determinante perché ha trasformato inconsciamente una piccola tradizione di paese in un evento globale ammirato e studiato dai ricercatori di tutto il mondo.  Senza questo intervento la memoria di questa festa si sarebbe persa.  Per questo motivo diventa addirittura patetico il tentativo fatto dalla Case delle Lucerne   con la mostra fotografica che sembra abbia avuto il solo scopo  di oscurare la funzione dell’Arci.  Discutibile anche la pubblicazione ‘La Festa delle Lucerne a Somma Vesuviana’, in cui 14 reduci della memoria, tra cui il sottoscritto, si sono esercitati in fantasiose ricostruzioni sintattiche producendo un documento che probabilmente assumerà il valore di un relitto culturale. Più che di una testimonianza è sembrato il testamento di una generazione che nel bene e nel male ha avuto un ruolo nella storia di Somma negli ultimi 30 anni.