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Scegliere deputati ministri e prefetti con il sorteggio? Lo propose, nel 1848, “L’ Arlecchino”, giornale comico napoletano.

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Il 1848 fu l’anno della rivoluzione liberale. In una “caricatura” dell’ “Arlecchino” due “liberali” napoletani, armati di scopa, spazzano via uomini e bagagli della vecchia politica e fanno spazio agli “uomini nuovi”, che però, come occupano le poltrone dei ministeri, diventano più vecchi di Adamo. Erano così numerose le richieste di “posti” importanti che il giornale propose di assegnare cariche e stipendi con il sorteggio. Pompei e Ercolano vennero distrutte non dal Vesuvio, ma dalle bombe di Plinio: volevano la Costituzione e l’ indipendenza da Roma.

 

“Sono pochi i modi per far ridere. Perciò i comici si ripetono” ( Pepe Marlò Mastriani).

Nel 1848, come tutti sanno, successe un “quarantotto”. Tutta l’Europa venne scossa dall’agitazione di folle incavolate che chiedevano a gran voce novità, libertà, equità, dignità, e altre cose dal nome ossitono in”-à”:  era tale il disordine che parecchi boss della vecchia politica ritennero più salutare ritirarsi a vita privata, nelle loro ville sontuose. Nel gennaio di quell’anno terribile anche Ferdinando II fu costretto a concedere ai cittadini del Regno di Napoli la Costituzione. In questo clima di libertà costituzionale il 18 marzo nacque, grazie al coraggio e al genio di Achille de Lauzières e di Emanuele Melisurgo,  un quotidiano comico “L’Arlecchino”, che può considerarsi il” padre” del giornalismo satirico italiano, soprattutto per l’abbinamento di testi e di disegni, e per la finezza umoristica degli articoli, in cui questo  giornale “comico di tutti i colori” prendeva in giro l’impotenza dei “vecchi”, l’ipocrisia dei “nuovi”, la malizia dei doppiogiochisti. Nel marzo del1848 il giornale annunciò la morte della “vecchia umanità, una razza di conigli e di pecore, di scimmie imitatrici dell’umana favella”, che meritava di morire “di crepacuore”: arrivavano gli “uomini nuovi”, che non era facile individuare subito, ammetteva ironicamente l’autore dell’articolo, perché avevano la stessa fisionomia e indossavano gli stessi abiti dei “vecchi”: ma era questione di giorni: già i sarti e i disegnatori di moda di tutta Europa erano a lavoro per fornire agli “uomini nuovi” abiti “nuovi”. Ma non era stata ancora trovata la soluzione di un problema molto più serio, di una vera e propria “opera diabolica”: a Napoli, “la più popolosa capitale del mondo”, capita, scrisse il giornale, che questi “uomini nuovi”, non appena salgono “le gradinate dei Ministeri” e occupano le sedie del potere, “diventino più vecchi di Adamo”. Come ci dimostra la storia, il problema non è stato ancora risolto.

L’autore di un “pezzo” immaginò che a Pompei, durante gli scavi nella “domus” di Sallustio fosse stata trovata una coccarda tricolore. Gli archeologi, dopo “varie discussioni”, spiegarono lo straordinario ritrovamento formulando l’ipotesi che Pompei e Ercolano si fossero ribellate a Roma e che Roma avesse ordinato a Plinio di bombardare le due città. “Quali fossero i mezzi adoprati da Plinio per bombardare le città ribelli, non si sa ancora: il certo è che Plinio era un gran chimico ed avrò portato con sé all’altro mondo questo espediente da lui adoperato. Con ciò resta interamente smentito che Pompei e Ercolano furono distrutte dalla cenere del Vesuvio.”. Ma i “pezzi” più sfiziosi prendevano in giro la velocità con cui gli “uomini nuovi” cercarono di mettere le mani, seguendo scorciatoie di ogni tipo,  su incarichi, ruoli e stipendi. In un annuncio pubblicato a marzo si comunicava che era vacante “una piazza di Intendente”, cioè di Prefetto: chiunque volesse occuparla, doveva   consegnare la “petizione”, la domanda, al gestore di uno dei più celebri caffè napoletani, il “Caffè d’Europa”, che aveva sede al “Largo San Ferdinando”. Nella Napoli “nuova” i Caffè potevano sostituire tranquillamente gli uffici dei ministeri.

Uno degli articoli più interessanti si intitola “Progetto per soddisfare alle domande di impiego”. “ Tutti vogliono un impiego. Se lo pretendessero solo quelli che portarono la coccarda tricolore il 27 gennaio, il primo giorno della rivoluzione, sarebbe facile accontentarli, perché sono pochi. Il guaio è che pretendono un impiego, e non un impiego qualsiasi, ma una poltrona da vice Prefetto “in sopra”, anche quelli che la coccarda l’hanno messa il 29 e il 30, nei giorni in cui era già evidente che la rivoluzione aveva avuto successo, e non c’era più pericolo.. Dunque le richieste sono troppe, e i ministri non sanno come accontentare tutti: ma bisogna accontentarli, altrimenti questi “fanno attruppamenti e dimostrazioni, e turberanno la pace pubblica.”. “L’Arlecchino ha trovato un bel mezzo per soddisfare tutti, e domanda all’ Istituto di Incoraggiamento il brevetto d’invenzione.” Ogni sabato, prima dell’estrazione del Lotto, si farà il sorteggio degli impieghi vacanti. Tutti quelli che hanno portato la coccarda in gennaio e in febbraio consegneranno alla Vicaria, sede del Tribunale, le “cartelle” con nome, cognome, titoli, professione e domicilio. Il sabato la Commissione farà il sorteggio. Il 1° eletto verrà nominato Intendente, e cioè Prefetto, il 2° eletto vice Prefetto, il 3° eletto Sottosegretario, il 4° Ricevitore generale, il 5° Capo di Ripartimento. Ma, attenzione: “Prima che i candidati portino le loro cartelle, dovranno subire un esame di leggere, scrivere e procedere da galantuomini.”. Onestà, onestà.

Diceva Chaim Perelman che le vie del tragico sono numerose, mentre quelle del comico sono poche. E’ dunque naturale che gli umoristi napoletani del 1848 e Beppe Grillo, pur partendo da luoghi, da tempi e da programmi diversi, siano giunti alla stessa stazione. Meritano grande attenzione le “caricature” dell’ “Arlecchino”, che conquistarono l’ammirazione di Melchiorre Delfico e di Daumier per l’umorismo pungente e per la  novità del disegno realistico. Sarebbe interessante riprodurle, “calarle” nel presente, e metterle in Mostra. Si vedrà.