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San Giovanni a Teduccio: è ancora emergenza rospi

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La corsa contro il tempo dei volontari, che chiedono un maggiore impegno da parte delle istituzioni. L’appello: unitevi al “Salvarospi”

 

È ormai giugno inoltrato, il caldo si fa sentire. E nel cuore del parco Massimo Troisi di San Giovanni a Teduccio – quello che dovrebbe essere un fiore all’occhiello del quartiere – si svolge invece l’ennesima storia di degrado ai danni della natura.

Nel laghetto del parco – una vasca enorme profonda più di due metri – sono centinaia di migliaia i rospi smeraldini (Bufotes balearicus) che giacciono ormai senza vita sul fondo. Mentre in una affannosa corsa contro il tempo, alcuni volontari cercano di salvare gli esemplari ancora vivi.

«Si tratta di una specie protetta da leggi internazionali, come la Convenzione di Berna» spiega a Il Mediano il naturalista dell’Associazione ARDEA Salvatore Ferraro, impegnato nei soccorsi. «La vasca è sempre stata vuota, ma stavolta con le piogge primaverili si è accumulato uno strato d’acqua sufficiente ad attirare i rospi smeraldini, che hanno deposto qui migliaia di uova. Poi però la vasca è tornata a prosciugarsi, lasciando in trappola sia i rospi adulti, incapaci di scalare pareti alte due metri, sia uova e girini, che senz’acqua non possono sopravvivere» continua Ferraro. «Ogni giorno raccogliamo centinaia di piccolissimi rospetti, metamorfosati da poco, e li liberiamo a fine giornata» (qui il video). La missione è stata chiamata “Salvarospi”, condivisa sui social in cerca di aiuto e sostegno con tano di hashtag.«Ma purtroppo sono centinaia di migliaia i girini, i piccoli rospi e gli adulti ormai morti. Anche le condizioni di recupero sono difficili».

La vasca infatti è in uno stato di completo abbandono. Così, oltre al tappeto di anfibi morti il cui tanfo rende l’aria irrespirabile, i volontari lavorano spostando cadaveri di alcuni uccelli, tra cui merli e gabbiani, ma anche rifiuti di ogni genere. Per lo più lattine e bottiglie di plastica, abbandonate da chi per anni ha usato la vasca come un enorme cassonetto.

A portare avanti le operazioni di recupero, coordinando i volontari, è l’associazione METAA Liberi, attiva sul territorio e in prima linea in questa vicenda, che va avanti ormai da due mesi.

È stato infatti a fine aprile, che gli attivisti del circolo Peppino Impastato e i Giovani Democratici di San Giovanni a Teduccio si sono accorti della presenza dei rospi nel laghetto e della necessità di doverli spostare quanto prima per evitare un’ecatombe. Così si sono rivolti al WWF Campania e da lì è iniziata una lunga catena di solidarietà, purtroppo passata in secondo piano nell’agenda politica di chi governa il territorio.

In un primo momento, la risposta delle istituzioni sembrava buona. L’Assessore al Verde e Qualità della Vita, per esempio, aveva disposto l’intervento del settore Autoparchi per ripristinare il livello minimo d’acqua nella vasca. Poi, la Direttrice del Parco Troisi, aveva dato il permesso di accedere alla vasca per iniziare le operazioni di recupero all’Associazione METAA Liberi e al WWF Campania. Ma dopo questo primo interessamento, le istituzioni si sono assentate. Così è stata stesso l’associazione METAA Liberi a chiedere altra acqua ai Vigili del Fuoco, che hanno risposto prontamente e che, come in altre occasioni, si sono dimostrati sempre disponibili. Invece, l’ultima richiesta ufficiale di aiuto inviata agli uffici dell’Assessorato e alla direzione del Parco una ventina di giorni fa è ancora senza risposta.

Nel silenzio da parte delle istituzioni, l’operato dei volontari ha invece attirato l’interesse di etologi di fama mondiale, come Frans de Waal. Il primatologo inglese sui social ha infatti manifestato la sua vicinanza a chi svolge l’operazione “salvarospi”. Senza sapere che il parco Troisi potrebbe rappresentare davvero «un punto di svolta per il quartiere» spiega a Il Mediano Massimiliano Tretola, vicepresidente di METAA Liberi.

«È un parco pieno di vita e di animali selvatici. Tra cui appunto il rospo smeraldino, che in questo periodo è un grande alleato contro le zanzare. Il Parco potrebbe essere un punto di partenza per questo quartiere della periferia di Napoli. Un centro per insegnare il rispetto della natura e dell’ambiente, per riqualificare il territorio… Si potrebbe anche fare un orto di quartiere nelle serre abbandonate, che possa impegnare giovani e anziani».

Spiace dunque vedere lo stato di abbandono del parco, di cui i rospi smeraldini sono solo le ultime vittime.

«Questa tragica situazione poteva essere evitata» continua Tretola, «la vasca va assolutamente gestita per evitare che tale situazione si ripeta. Andrebbe tenuta completamente a secco e si dovrebbero creare siti riproduttivi alternativi. Ma la gestione della vasca articificiale è di competenza delle amministrazioni». I volontari fino ad oggi, infatti, hanno fatto tantissimo per salvare il salvabile. Non solo METAA Liberi, WWF Campania e ARDEA, ma si sono uniti anche volontari dell’ENPA, della Legambiente e di ABETA onlus. Tretola e il suo staff hanno posizionato delle rampe per far risalire da soli i rospi adulti e hanno trascorso ore a raccogliere i rospi. Infaticabili, insieme alle altre associazioni citate, hanno persino organizzato un banchetto informativo per sensibilizzare gli abitanti del quartiere.

«Ci sono ancora tanti rospi da salvare, perciò chiunque si voglia unire per dare una mano è il benvenuto» conclude Tretola. Ma il suo appello si rivolge anche alle istituzioni. «Bisogna unire le forze per far vivere quel parco, per la gente del luogo e per salvaguardare una specie protetta come il rospo smeraldino. La vasca va gestita, non si deve ripetere un’ecatombe del genere».