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Ridiscende in campo  il dott. Michele Saviano: con i “Progressisti per Ottaviano” a sostegno del dott. Andrea Nocerino.

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“Il motivo di questa scelta è molto semplice da spiegare. Mi piace pensare di essere uno di quelli che abbracciano la politica del fare, e non la filosofia di “fare il politico” ad ogni costo. La mia scelta è legata alla costruzione di un’idea. O, meglio, alla rinascita di un sogno. Il sogno, assaporato 18 anni fa, di fare di Ottaviano una città migliore, di vederla rifiorire e ritornare ad essere un punto di riferimento per l’intera area vesuviana.”.

 

Quando vedo Michele Saviano, vedo mio fratello, che non è più tra noi. Nei miei libri, nei miei articoli, su “fb” non ho parlato e non parlo della mia famiglia e dei miei cari, ho fatto un’eccezione ora, perché mi accingo a parlare di politica locale con Michele Saviano. Michele Saviano vinse le elezioni comunali del 2000: “la sua vittoria, senza nulla togliere al valore e ai meriti del suo avversario, risultò una pagina significativa della storia recente di Ottaviano, perché dimostrò quanto fosse imprevedibile l’alchimia dei sentimenti, degli impulsi e delle idee che prendono forma nell’atto del voto.”. Il sindacato di Michele Saviano contribuì a mettere al centro della discussione politica argomenti seri”, come “il “destino” della città, i termini della vocazione all’economia turistica, la definizione dei criteri per la tutela dell’ambiente e per i rapporti con l’Ente Parco.” Queste cose le scrissi nel 2005: nel febbraio del 2003 undici consiglieri comunali, gli otto della minoranza e tre della maggioranza, dimettendosi dal consiglio, avevano determinato la fine prematura dell’Amministrazione Saviano. Io avevo scritto qualche articolo polemico, anche aspramente polemico, anche nei confronti di Michele, perché non mi convincevano le scelte politiche di qualche suo amico. La polemica non velò l’amicizia: del resto le incazzature più aspre sono quelle che si accendono tra fratelli. Anni dopo, un tizio nascosto dietro un nome fasullo scrisse sui “social” che io avevo attaccato i sindaci Michele Saviano e Mario Iervolino, dopo averli votati, perché non mi avevano nominato assessore. E io che credevo che non l’avesse capito nessuno…. A questo tizio risponderò venerdì…..

Ma torniamo a cose serie. Michele Saviano è capolista dei “Progressisti per Ottaviano” che sostengono la candidatura a sindaco del dott. Andrea Nocerino. Dalla sinistra, diciamo così, ortodossa si è levata qualche critica per questa decisione di Michele di sostenere uno schieramento “civico”. La sua risposta è chiarissima: “La mia storia politica non è certo un mistero. È nata e si è accresciuta nell’alveo di una politica schiettamente di sinistra: quella sana, improntata alle battaglie in difesa della legalità. Resta ancorata ad un’ideologia di sinistra: quella che porta come vanto più alto la possibilità di procedere a testa alta, dietro lo scudo della propria onestà intellettuale. Credo, tuttavia, che gli uomini non debbano mai nascondersi dietro i simboli e gli ideali. Gli ideali devono prima o poi calarsi nella realtà ed essere il faro che getta luce sulle azioni concrete. È quel che ho cercato di fare 18 anni fa ed è quello che, con la stessa passione, mi propongo di fare ora

A qualcuno sarà parsa strana (per dirla con un eufemismo) la mia scelta di ritornare sulla scena della politica ottavianese dopo 11 anni di volontario esilio. O meglio, la mia scelta di farlo non al fianco di quello che, nel piccolo del nostro Comune, potremmo definire l’establishment dei partiti di “sinistra”, ma in sostegno ad una lista civica che unisce militanti di diversi orientamenti. Il motivo di questa scelta, tuttavia, è molto semplice da spiegare. Mi piace pensare di essere uno di quelli che abbracciano la politica del fare, e non la filosofia di “fare il politico” ad ogni costo. La mia scelta è legata alla costruzione di un’idea. O, meglio, alla rinascita di un sogno. Il sogno, assaporato 18 anni fa, di fare di Ottaviano una città migliore, di vederla rifiorire e ritornare ad essere un punto di riferimento per l’intera area vesuviana.”.

Gli chiedo qual èl’immagine di Ottaviano che lo ha spinto a rientrare nel campo di battaglia della politica. “La politica- mi risponde – non rappresenta il mio mestiere. Eppure il mio vero mestiere, quello di pediatra, che in questi hanno ho svolto praticamente a tempo pieno, mi porta ogni giorno a confrontarmi con una realtà martoriata dai soliti particolarismi, dalle consuete politiche di favoritismo, opportunismo e scambio. Ed è proprio questo quadro sconcertante ad avermi spinto ad accettare la sfida che sto combattendo al fianco di Andrea. Ottaviano è la mia città e coerenza e passione mi impediscono di starle lontano troppo a lungo. Così sento il dovere di riabbracciare quel sogno accantonato ma mai dimenticato, di riprendere una via verso il futuro. Perché quel sogno è qualcosa di viscerale. Nasce dal senso di appartenenza, dall’amore. Prende coscienza degli ostacoli, ma si nutre della voglia di fare, di dare, di creare. È un sogno tenace. Come le radici degli alberi secolari che ombreggiavano via Cesare Augusto: radici che restano vive nella memoria mia e dei miei compagni di viaggio. E che continuano a puntare in alto.”.

“Hai parlato di un sogno tenace – gli dico- e mi spingi a ricordarmi degli alberi secolari di via Cesare Augusto. Questo sogno credi che possa realizzarsi?” “Questo sogno- risponde Michele – mi sembra ben espresso nel programma condiviso dal gruppo di persone –non di simboli- che si ritrovano riunite attorno ad Andrea Nocerino. Non sto parlando di utopie o promesse astratte, ma di sfide concrete: quale, ad esempio, la creazione di spazi culturali che diano respiro ad una vita civica da troppo tempo stagnante; gettare le condizioni per una ripresa delle attività commerciali e imprenditoriali ormai da decenni svanite dal nostro paese; impegnarsi in una politica del sociale rivolta a creare opportunità per tutti e non soltanto (come spesso accade) per un esiguo entourage di privilegiati. Viviamo su un territorio ricco di risorse: il mio sogno è ancora quello di lavorare per la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale ed ambientale, costruendo una città a misura d’uomo che sappia riallacciarsi agli allori della sua storia antica. È il sogno di una città che si appropri realmente del suo ruolo di porta d’accesso ai tesori del Parco Nazionale del Vesuvio. È il sogno di una città che sappia dotarsi di una biblioteca, di spazi verdi, di momenti di vera aggregazione civica. È il sogno di una città che sappia ritrovare la propria fierezza, la propria vocazione identitaria, nell’unione e non nell’esclusione o nell’eterno dilagare di vecchie e sempre nuove polemiche”.

“Continuerai a combattere perché questo sogno diventi storia, quale che sia il risultato delle elezioni?” Mi risponde con una domanda: “Se mi fermassi, dimostrerei a tutti che il mio sogno io stesso lo considero fumo, chiacchiera…Credi che io sia diventato un uomo così  banale da ingannarmi da solo?”.

Di Michele Saviano non potrei mai pensare una cosa del genere: come immagine a corredo dell’intervista ho scelto un quadro di Domenico Buratti, “I ribelli”.