Home Cronaca Morte di Claudio: camorra e abusi nel regno dell’omertà. Botta e risposta...

Morte di Claudio: camorra e abusi nel regno dell’omertà. Botta e risposta tra il sindaco di Casalnuovo e Annarita

2860
0
CONDIVIDI

Morire di lavoro a Casalnuovo, morire nel silenzio di un contesto omertoso. Claudio Tammaro è stato ucciso due volte, prima da quella maledetta caduta, il 27 marzo, e subito dopo dall’apparente indifferenza che ne è seguita, all’interno di un quadro sociale da pelle d’oca. E questo innanzitutto perché sono gli stessi rapporti di lavoro dell’operaio a raccontare di storie pazzesche. Claudio infatti era stato reclutato al nero da un imprenditore, Mario Pelliccia, ora indagato per omicidio colposo e violazione della sicurezza, il cui “curriculum vitae” è da film noir. Pelliccia è fresco di galera. E’ uscito da poco, da alcuni mesi, dopo essere stato arrestato nel 2002 dalla Guardia di Finanza per usura, estorsione e per non aver mai dichiarato un patrimonio immobiliare di 50 milioni di euro: oltre 400 appartamenti. Non è finita. Mario è il fratello di Domenico, arrestato nel 2007 e condannato in primo grado nel 2009 insieme a Vincenzo Perdono , figlio di un ex consigliere comunale di Forza Italia, per aver realizzato nelle frazioni di Casarea e di Tavernanova 74 palazzi abusivi senza uno straccio di licenza, nei terreni agricoli. Decine di quei palazzi furono abbattuti su ordine perentorio dell’allora presidente della giunta regionale, Antonio Bassolino. Altri, già abitati da tempo, sono stati confiscati. Un contesto omertoso dicevamo. Quando l’intera città illegale di edifici alti fino a sette piani fu sequestrata dai carabinieri, alcuni consiglieri comunali, intervistati a caldo, dichiararono al nostro giornale, ridendo, che “non si erano accorti di nulla perché i cespugli li coprivano”. Intrecci da brividi. Già perché sempre Mario Pelliccia e il fratello Domenico sono i cognati del defunto ex elemento di spicco di Casalnuovo Pasquale Iorio Raccioppoli, trucidato, insieme al cugino omonimo, nel giugno del 2009, a colpi di Kalashnikov da un commando penetrato in un’ora di punta all’interno del bar più noto della zona, nella frazione di Tavernanova. Raccioppoli era il marito della sorella dei due “Reginielli”, questo il soprannome storico dei Pelliccia. Conseguenze anche politiche. Poco dopo il sequestro dei rioni abusivi, finiti sui giornali e nelle tv di Francia, Inghilterra, Germania e Stati Uniti, il Comune di Casalnuovo fu commissariato fino a tutto il 2009 per infiltrazioni della camorra. Tremendo il dossier degli 007 antimafia, che descrissero legami di ogni sorta tra vari consiglieri comunali, diversi tra loro i costruttori, anche con i clan più potenti. Da allora gli abusi edilizi sono ovviamente diminuiti, pure perché c’è ancora ben poco da spolpare in un territorio molto piccolo, di soli 7 chilometri quadrati, ma zeppo di gente e palazzoni, 50mila i residenti. Comunque una certa mentalità dedita alla violazione della legge resiste eccome da queste parti. Negli ultimi cinque anni qui sono morti sul lavoro quattro operai. Uno di loro aveva soltanto 17 anni. Ma la morte di Claudio è stata effettivamente quella più silenziosa. Neanche il sindaco ha detto niente quando lo ha saputo, nonostante la sua nota iperattività social. “Ho interpretato la volontà dei familiari – replica Massimo Pelliccia – anche se non li ho sentiti direttamente. Dal primo momento abbiamo seguito questa vicenda attraverso la polizia municipale e in collaborazione con i carabinieri”. “Non è vero – risponde a distanza la nipote della vittima, Annarita -la nostra volontà non era quella di mettere a tacere l’accaduto. Nella maniera più assoluta. Il sindaco non ci ha fatto nemmeno le condoglianze, né pubblicamente né in forma privata”.