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Mancata demolizione delle fabbriche abusive dei Pellini: carabinieri nel municipio di Acerra

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Blitz del NOE negli uffici del settore ambiente del municipio. Secondo quanto finora trapelato i documenti acquisiti ieri mattina nel Comune dai carabinieri del NOE di Roma, il Nucleo Operativo Ecologico, riguardano tutta una serie di atti su una parte del patrimonio dei Pellini, i tre fratelli “Re Mida” acerrani dello smaltimento dei rifiuti nella Terra dei Fuochi condannati, in via definitiva, l’anno scorso a sette anni per disastro ambientale aggravato. L’inchiesta è dell’Anac, l’autorità anti corruzione retta da Raffaele Cantone, e della Procura di Napoli e punta a chiarire i motivi che avrebbero spinto il Comune di Acerra a non acquisire al patrimonio comunale e a non emanare le conseguenti ordinanze di abbattimento degli impianti di proprietà dei Pellini risultati abusivi e sequestrati dal tribunale. Al centro dell’indagine c’è dunque una presunta omissione tutta da provare sulla mancata acquisizione al patrimonio comunale, la demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi delle centrali di smaltimento dei rifiuti ritenute fuorilegge dalla magistratura. Nel mirino ci sono in particolare il sito di compostaggio ubicato in località Lenza Schiavone, in aperta campagna, e l’impianto chimico- fisico di via Tappia, a poca distanza dal rione Gescal, sul canale dei Regi Lagni. E sempre in base alla stessa indagine si parlerebbe anche di ordinanze di smaltimento e di bonifica dei terreni contaminati che non sarebbero state rispettate. Non è finita. I carabinieri stanno pure tentando di comprendere se il Comune abbia omesso un’altra serie di provvedimenti da mettere in campo per agire in danno ai Pellini relativamente alla condizione dei siti contaminati che sono stati già oggetto di ordinanze di rimozione dei rifiuti e di bonifica. Acquisiti inoltre gli atti riguardanti i codici identificativi dei rifiuti rimossi dalla discarica di Lenza Schiavone con un appalto comunale di 700mila euro. Il tutto segue una denuncia dettagliata consegnata l’anno scorso da un gruppo di ambientalisti di Acerra proprio all’Anac e alla Procura di Napoli, denuncia in base alla quale si avanza il sospetto che “il sistema Pellini continui ad operare con l’ente comunale attraverso dei prestanome”. Tanto per fare un esempio a questo proposito è di qualche giorno fa la notizia che ha scatenato gli ecologisti locali, Alessandro Cannavacciuolo in testa, circa l’affidamento diretto da parte della municipalità a un cugino di primo grado degli imprenditori condannati. Un affidamento di oltre 83mila euro per la rimozione e la bonifica di un sito situato nei pressi del cimitero di Acerra. Secondo quanto sostengono gli ambientalisti in una seconda denuncia sporta di recente, il lavoro di rimozione dei rifiuti è stato affidato alla ditta del parente dei Pellini senza che questa ne possieda i requisiti, vale a dire, nello specifico, l’iscrizione alla “categoria 9” per la bonifica dei siti contaminati nell’ambito dell’albo nazionale dei gestori ambientali. << L’appalto da 83mila euro – aggiunge Cannavacciuolo – è stato affidato a un piccolo Imprenditore che si è sempre occupato di giardinaggio e che da pochi anni, improvvisamente, è entrato nel circuito dei rifiuti. A questo punto – l’appello dell’ambientalista – abbiamo bisogno di un magistratura sveglia ed equa. Occorre un intervento rapido e mirato se vogliamo veramente cambiare le cose e parlare di legalità in questa città troppo spesso dimenticata >>. Nessun commento dal Comune.