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Fiat Pomigliano: è guerra dei numeri sullo sciopero Fiom. E stamane c’è l’incontro sulla cassa integrazione

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<< 84 lavoratori, pari al 5 % dei presenti in fabbrica, hanno aderito allo sciopero messo in atto martedi mattina dalla Fiom Cgil all’interno della Fiat di Pomigliano >>. E’ quanto precisa da Torino il gruppo automobilistico FCA circa le tensioni sindacali di questi giorni con i metalmeccanici della Cgil, che stanno protestando contro i sabati lavorativi, programmati per il 23 e il 30 giugno a Pomigliano, e contro la scarsa chiarezza sul futuro produttivo e occupazionale del grande stabilimento automobilistico partenopeo. A ogni modo la Fiom è decisa a contrastare anche i numeri dello sciopero forniti dall’azienda. << Noi – racconta Mario Di Costanzo, operaio e delegato per la sicurezza –  abbiamo contato almeno 120-130 aderenti allo sciopero. Comunque noto un certo nervosismo da parte di FCA. Evidentemente per l’azienda l’immagine viene prima di tutto ma il sindacato ha il dovere di dire la verità ai lavoratori, di spiegare che la fabbrica in questa fase sta rischiando sia sul fronte produttivo che soprattutto occupazionale >>. C’è tensione attorno alla faccenda della cassa integrazione, che il gruppo guidato da Marchionne vuole applicare a Pomigliano dal prossimo luglio e fino al 31 agosto del 2019.  Stamattina, alle 10, i sindacati firmatari dell’accordo Panda, Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Acqf, da una parte e la Fiom da un’altra si incontreranno a tavoli separati con FCA  nella sede dell’ufficio regionale del Lavoro di Napoli, al centro direzionale, per discutere la trasformazione dei due mesi restanti di contratti di solidarietà ( luglio e agosto ) in altrettanti mesi di cassa integrazione straordinaria. Il faccia a faccia tra sindacati e azienda sarà mediato dall’assessore regionale al Lavoro, Sonia Palmeri. In caso di accordo l’obiettivo sarà poi di discutere altri dodici mesi di cassa integrazione straordinaria in sede governativa, al ministero dello Sviuppo Economico guidato dal pomiglianese Luigi Di Maio. Tutti i sindacati però chiedono chiarezza sul numero esatto delle nuove missioni produttive per Pomigliano e sui tempi di lancio dei nuovi modelli. C’è intanto chi sostiene che Pomigliano sia destinata a restare una fabbrica monoprodotto dopo la probabile dipartita della Panda entro il 2020. Cosa che in base agli analisti specializzati porrà grandi problemi occupazionali nel più importante stabilimento del Mezzogiorno.