Home Cronaca Attualità Anna Adamo, la disabilità è negli occhi di chi guarda

Anna Adamo, la disabilità è negli occhi di chi guarda

77
0
CONDIVIDI

“Non credere in chi non crede in te, piuttosto credi in te, e falli ricredere”. Il motto di una giovane scrittrice salernitana che urla al mondo che la disabilità non è un limite. Lo racconta in un libro e attraverso le scelte di ogni giorno.

Certe sentenze arrivano come pugni allo stomaco, lasciano sospesi. Certi percorsi partono da strade tortuose che potrebbero indurre alla resa, l’alternativa è andare avanti più forte che mai. Anna Adamo è una giovane salernitana, con un percorso duro da subito, da sempre. Sopravvissuta ad un parto gemellare complicato, un fratellino che non ce la fa, su di lei la parola dei medici come un macigno ad appena due mesi, per loro, non avrebbe camminato, non avrebbe visto, avrebbe avuto difficoltà di linguaggio. Oggi Anna 22 anni, è iscritta al terzo anno di giurisprudenza, ha vinto più di un concorso legato alla sua grande passione per la scrittura, ha all’attivo un romanzo che racconta la sua giovane vita, dall’infanzia, ai sogni di oggi: “La disabilità non è un limite” (Europa Edizioni) nato anche perché: “della disabilità si parla poco e male” un altro libro in produzione sui disturbi alimentari.

“Mi piace raccontare la realtà- dice- senza inventare, non potrei essere, o raccontarmi diversamente da ciò che sono”. La sua tetraparesi spastica non le ha impedito di sognare, e di mettercela tutta per realizzare puntando in alto, i suoi obiettivi. Senza retorica, con le idee chiare che somigliano agli occhi, trasparenti, l’entusiasmo anche quando si è trovata davanti il muro ottuso di chi la disabilità non l’accetta, non la capisce: “e mette da parte le persone che non le assomigliano, facendole sentire nullità. Ne ho incontrate tante di persone così, fin dai tempi della scuola. Non mi hanno fermata, avevo obiettivi, li ho perseguiti cercando di dimostrare che la disabilità non è un limite”.

Chi è Anna?

«Una ragazza che non riesce a stare mai ferma, con la passione per la lettura e la scrittura da sempre. Sono iscritta a giurisprudenza, scelta che ha unito cuore e testa, che rispondeva alla voglia di avere risposte, conoscere i miei diritti, i diritti di chi vive condizioni di disabilità. Una scelta dura, ma le scelte facili non mi sono mai piaciute»

Come nasce la tua autobiografia?

«Per caso. Scrivevo in un momento di pausa dal lavoro e dalle sessioni degli esami. Guardavo la mia foto da piccola e scrivevo. Un’amica ha letto e deciso a mia insaputa di inviare tutto ad una casa editrice. Non pensavo di accettare, poi ho considerato che della disabilità si parla poco e male e ho accettato.»

Un libro che racconta tutto il tuo percorso. Com’è stata la tua infanzia?

«Non ho avuto un’infanzia. Non ricordo che significhi giocare, trascorrere il tempo a guardare la tv, perché dopo la scuola facevo fisioterapia. Studiavo tanto, sono sempre stata una che ha voluto mettercela tutta.»

Da cosa nasce la forza, dal carattere, dal vissuto, dagli insegnamenti?

«In parte credo dal carattere. Sono intransigente con me stessa, metto impegno nelle cose che faccio. I miei genitori non mi hanno mai fermata, hanno lasciato che facessi le mie esperienze, ed erano severi nelle scelte che riguardavano l’ambito scolastico. Oggi sono fiera della mia indipendenza, tendo a mettere il cuore nelle cose che faccio, e mi impegno tanto.»

Quale messaggio dovrebbe venire fuori dalla tua storia?

«Che spesso la società lascia uno spazio paragonabile al nulla. La persona disabile è considerata una persona che non arriverà mai. Ma nessuno è perfetto Nessuno può decidere cosa puoi o non puoi fare. Devi dimostrare chi sei, non cedere, impegnarti nelle cose che fai, smettere di piangerti addosso. Solo così puoi dimostrare che vali, che il loro pensiero su di te, è sbagliato.»

Hai sentito su di te la discriminazione, lo sguardo della diffidenza, della pietà?

«Sì e non solo dai coetanei, anche da alcuni insegnanti ed è grave quando proprio da loro arrivi il cattivo esempio. Al tempo delle scuole medie, fui scelta tra i più bravi per partecipare ad una visita a Roma alla Camera dei Deputati, ero entusiasta. Loro me lo vollero impedire, pensavano sarei stata d’intralcio. Tale giudizio si ripercosse sui miei compagni che mi videro come una persona da tenere alla larga. Io non mi arresi, mi feci accompagnare a Roma e partecipai. Restarono senza parole, avevo studiato alla perfezione.»

Sei cambiata da allora?

«Non troppo, magari ho solo più strumenti per difendermi, e poi prima mi vergognavo della mia diversità. Oggi no. Voglio raccontare tanto di me e dire agli altri che sono Anna non sono la mia disabilità, ho tante passioni, oltre la lettura, la scrittura anche per il make up, per la moda, come tutte le mie coetanee.»

Hai un secondo libro in produzione…

«Si parlerà di disturbi alimentari attraverso il racconto di dieci donne. Dirà ciò che si dovrebbe vedere oltre le cose palesi, che non esistono solo l’anoressia o la bulimia, che non si smette di mangiare solo per dimagrire ma che c’è qualcosa di più grande dietro, che magari non viene sempre fuori.»

Cosa vedi nel tuo domani?

«La magistratura, è il mio obiettivo.»

Un messaggio che vorresti lasciare ai giovani?

«Che non bisogna omologarsi, ognuno vale esattamente perché diverso dagli altri. Non può esistere uno standard da copiare. Vorrei ripetere a chi si sente diverso agli occhi degli altri, come un mantra: “non credere in chi non crede in te, piuttosto credi in te e falli ricredere”.»