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Gli italiani avvelenati

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La vicenda giudiziaria di Berlusconi fa capire che l’Italia è ostaggio di un pregiudicato e dei suoi accoliti. Ma forse, c’è ancora un futuro per la speranza.

Domenica scorsa il Corriere della Sera (25.08.2013) riportava una delle tante esternazioni di Berlusconi, secondo cui la determinazione a rispettare il verdetto della Cassazione, circa i diritti Mediaset, richiamata da molti partiti al governo e da eminenti giuristi, è così ingiusta, che viene da chiedersi: “Come si fa a governare con gente del genere?”.

La battuta si presta a molte ironie, perché bisognerebbe capire bene cosa vuol dire gente del genere, in quanto il punto di vista da cui si pronuncia può generare significati assai diversi fra loro. Infatti a me sembra che intorno a questo vergognoso caso si muovano personaggi di oscuro genere, caratterizzati da indegnità istituzionale e da una pericolosa arroganza, che dal capo si diffonde ai suoi servi e alle sue serve. In questo senso la frase come si fa a governare con gente del genere, mi pare sarebbe molto più significativa se a pronunciarla fossero gli alleati di governo nei confronti di Berlusconi. Ma anche questa ovvia considerazione è destinata a non trovare fondamento, visto che gli alleati e, in particolare, i compagni di partito del primo ministro, si arrovellano sul caso e non sanno dire parole chiare, ne far corrispondere ad esse azioni degne, prese come sono dalla stessa febbre presenzialista e dalla stessa cecità sociale.

Altro aspetto su cui ragionare sono poi le motivazioni per cui i membri del governo ritengono giusto aspettare, tollerare che un pregiudicato sieda in Parlamento e continui ad avvelenare l’immaginario degli italiani. Le ragioni principali sono queste: sarebbe da pazzi omicidi far cadere un governo in una situazione sociale e politica così grave; l’Europa non starebbe a guardare e l’Italia piomberebbe nel caos. Innanzitutto non si capisce perché, nell’eventualità che Berlusconi esca dal Parlamento, dovrebbe cadere un governo. L’equazione è non solo campata in aria, ma dimostra da sola come siamo ridotti male, come dipendiamo cioè dalle sorti di una persona, il cui obiettivo è quello di permanere nell’angoscioso spettacolo, che dagli anni novanta ha ormai colonizzato le menti di milioni di persone. In secondo luogo l’Europa sarebbe ben felice di poter dire dell’Italia che fa rispettare le leggi e di dare una mano a trovare altre soluzioni più idonee ad affrontare i problemi socio economici in cui ci dibattiamo.

Un’ultima parola, visto che scrivo nell’ambito di una rubrica denominata Le Città Invisibili, va detta per i pagliacci che si aggirano intorno al domatore, spendendo la loro utile vita per difendere il padrone e stare attenti a che nessuno sottragga loro l’osso del potere o, peggio, seghi le gambe della poltrona ultra redditizia sulla quale siedono. Cittadini, protagonisti di pantomime giullaresche, ma anche tragici diseducatori di costumi e di eticità.

Quali vie potremo indicare ai nostri figli, ai nostri alunni, ai giovani impegnati, che quotidianamente incrociamo, affinché non si facciano infettare da questi virus insidiosi? Quali parametri possiamo assumere per scelte civili che non siano la spocchia, la violenza verbale, l’abitudine a gridare come strumento per imbrogliare, confondere, infangare, lo slogan superficiale, il sentimentalismo d’accatto, la mistificazione eretta a sistema? Sono quelli inerenti l’esigenza di giustizia, che alberga ancora forte in ognuno di noi e quelli che giacciono vivi e creativi nelle pigre coscienze degli educatori. Bisogna convincersi che ci sono i margini per studiare vaccini efficaci, originati dall’impegno serio, dalla quotidiana lotta per la resistenza allo sfascio e dalla proposta di pensiero. Forse c’è ancora spazio nelle nostre città per seminare con il dialogo e con la logica dell’argomentazione razionale la gentile cittadinanza del diritto.
(Fonte foto: Rete Internet)

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